Workshop HOW TO – ESBG 2017

Workshop HOW TO – ESBG 2017

Il contributo che abbiamo provato a dare ai lavori dell’ESBG 2017 che si è tenuto a Venezia dal 15 al 19 giugno 2017 è stato incentrato attorno alla possibilità di usare strumenti metodologici che consentano di analizzare e valutare i processi formativi ed educativi nello specifico nei cantieri in autocostruzione.

Il cantiere è luogo privilegiato per l’apprendimento esperienziale, ma si lega soprattutto al processo di trasferimento di abilità tra mastro e apprendista, tra chi sa fare e chi non sa fare, eseguito senza canoni di riferimento, in modo gerarchico, in modo spontaneo nell’idea che se l’apprendista non “impara”, la responsabilità sia essenzialmente sua.
D’altra parte spesso la formazione in cantiere è confusa con l’informazione e cioè completamente staccata dall’esperienza, molto parlata, svolta per periodi brevi, anche in questo caso, c’è qualcuno che sa, che è informato e che con diversi metodi prova a fornire stimoli a chi non sa e magari fa domande anche partendo da artefazione, cioè da processi produttivi in cui la produzione e la qualità del costruito non sono fattori determinanti.

Secondo noi il primo passo per ragionare su formazione ed educazione va fatto nella direzione in cui il sapere non si trasmette, ma si costruisce

e anche in cantiere non ha molto senso parlare di sapere quanto più di saperi, questa considerazione va mediata appunto con la necessità di produrre e di produrre in modo qualitativamente significativo.

 

workshop terraepaglia esbg

L’avvertenza è che mentre si progettano e si innescano questi processi non vanno confusi o mischiati i ruoli e le relative responsabilità di chi si muove in cantiere, pena la creazione di relazioni ambigue e confuse, il progettista, le imprese e il committente hanno ruoli diversi e distinti che in prima battuta è bene che rimangano tali anche nei cantieri in autocostruzione.

Dotarsi di strumenti di valutazione significa anche avere certezza che essendo attrezzi sono principalmente da scegliere in relazione alle preferenze di chi ne farà uso, un attrezzo non nega l’utilità di un altro,

l’unica accortezza in questo caso è fare riferimento ad una teoria dell’apprendimento, cioè per analizzare un processo formativo e valutarne gli effetti si deve partire da una idea sul come si apprende, sul come si acquisiscono competenze appunto per poter valutare se tali competenze sono state acquisite durante il cantiere.

Durante il workshop abbiamo costruito assieme ai partecipanti una griglia che intersecava azioni ed effetti, scomponendo un processo produttivo, la tamponatura di una parete in balle di paglia, con i possibili effetti che si desideravano e si potevano ottenere in termini di formazione.

La griglia è usabile anche nei processi di educazione, cambiano le esigenze dell’educatore/formatore e del committente/partecipante, quindi cambiano gli effetti che determinate azioni producono.
Tornando ai cantieri e nello specifico all’autocostruzione abbiamo deciso anche di uscire dalla logica binaria produce effetto/non produce effetto, andando ad evidenziare con marchi di dimensioni maggiori (vedi foto) effetti più marcati.

Ecco quindi che si è andata componendo una griglia che ha preso in considerazione elementi più specificatamente formativi come abilità e competenze, elementi più consoni al cantiere come la qualità e la produttività (forzatamente legati alla dinamica formativa) ed altri elementi come riproducibilità e manutenibilità legati a diverse tipologie di esigenze del committente, cioè voglio poter riparare la mia casa quando mai ne avessi necessità o voglio saper costruire altre case come la mia e farne una professione.

griglia di valutazione esbg

La discussione è stata stimolante e approfondita fino a giungere anche a considerare formazione in cantiere non rivolta solo al committente e necessità di ulteriori strumenti di valutazione, lasciando aperta la possibilità di utilizzo di altri strumenti e rimarcando la necessità di padroneggiare questi strumenti al momento dell’uso (altrimenti va benissimo lo spontaneismo per non perdersi in labirinti concettuali) e l’importanza di lavorare al miglioramento di un sistema che può realizzarsi solo se ci si dota di attrezzature per la valutazione.

Come spesso succede si è finito col ragionare del valore di tali processi e del valore economico specificatamente cercando di capire se, come e chi può pagare per tale processi, in una discussione che fa il paio con quella legata alla sostenibilità delle opere in terra e paglia e al loro prezzo di mercato, discussione aperta che ci auguriamo possa trovare uno sbocco che porti al riconoscimento dal valore di questi processsi.

P.S.
Grazie milleeuno ad Angela per l’aiuto nello svolgimento del workshop.

Sara