Sulle costruzioni in balle di paglia – riflessioni di fine anno

Quest’anno noi professionisti e in generale simpatizzanti delle costruzioni in balle di paglia ci siamo incontrati diverse volte, in diversi contesti, in diverse città.
E ogni volta, dal confronto, è nato qualcosa.

Stimoli, idee, riflessioni, condivisioni di tecniche, aspettative, bisogni e desideri comuni.

Cerchio iniziale all’incontro nazionale di Promopaglia. Modena, 18 marzo 2017

Siamo sparpagliati su tutto il territorio, lavoriamo in situazioni e in contesti diversi: tra di noi ci sono progettisti, artigiani, imprese, industriali, formatori, ricercatori.
Le semplici parole “casa di paglia” racchiudono un articolato mondo di competenze, conoscenze e saperi che ognuno di noi, nel suo ambito, sta elaborando, rafforzando, sviluppando.
Dall’esterno sembriamo tutti uguali, ci occupiamo tutti di “costruzioni in paglia“. Eppure non è così.

Ognuno di noi si occupa di un qualche aspetto specifico delle costruzioni: c’è chi affina tecniche progettuali, chi studia modelli prefabbricati, chi li realizza, chi approfondisce sperimentazioni in cantiere, chi si occupa di autocostruzione e chi pensa alla certificazione e tanto altro ancora.

C’è una vasta biodiversità.

Si, ci occupiamo tutti di costruzioni in balle di paglia.

Eppure ognuno fa la sua parte.
Ogni persona crea il suo pezzo da mettere nel grande puzzle delle costruzioni naturali.

E questo mi porta a riflettere su noi.
Sul nostro pezzo di puzzle, sul nostro ruolo in questo sistema.
Dopo oltre due anni di lavoro come Terraepaglia, stiamo scoprendo sempre più, cantiere dopo cantiere, quello che ci piace, quello che è il nostro, quello che vogliamo continuare a far crescere, a coltivare.

Ci piace la terra.
E ci piacciono gli intonaci di terra cruda.

Che la terra sia di scavo, di risulta dalle lavorazioni industriali, che sia premiscelata.
Ci piace tutta.
Ci piace usarla in cantiere, analizzarla mentre la stendiamo, farci suggestionare, creare connessioni tra tutte le terre che abbiamo già usato e ipotizzare quelle che vorremmo usare.
Ampliare il nostro database esperienziale, toccare con mano terre sempre diverse, provarle in cantiere, spingerci verso i limiti delle sperimetazioni, conoscerla nella realtà ed elaborare teorie sul suo utilizzo.

Che siano su pareti in paglia, su pannelli o su forati poco ci importa.
Ci piace lavorare su ogni tipo di supporto, basta usare la terra.

Ci piace che lasciamo i secchi sporchi e il giorno dopo riutilizziamo gli impasti che non abbiamo finito, ci piace che gli scarti dell’intonaco li buttiamo nel giardino, niente smaltimenti speciali, niente rifiuti.
Ci piace che usiamo i guanti quando vogliamo e se lo vogliamo senza obblighi dettati da materiali ustionanti.

Ci piace che in cantiere ci sia odore di terra.

Ci piace costruire con la paglia.

La tecnica e la struttura la lasciamo definire ai progettisti.
A noi piace provare diverse tipologie, affinare i passaggi in fase costruttiva, risolvere i dettagli, capire come ottimizzare alcune lavorazioni. Come sulla terra anche sulla paglia ci piace elaborare teorie a supporto e conseguenti l’esperienza.
Teorie che vengono stravolte, riviste, rielaborate in forma nuova su ogni cantiere; teorie in continua evoluzione.

Ci piace andare sul campo, conoscere il contadino che farà la paglia.
Stabilire un legame, un passaggio di consegne da chi ha coltivato a chi costruirà con quel materiale.

Ci piace ascoltare teorie e suggestioni da chi non usa la paglia per costruire, amiamo l’idea che possiamo, con il nostro lavoro, trasformare uno scarto dei cereali che mangiamo in una risorsa preziosa, utile ed efficiente in edilizia.

Ci piace che il nostro lavoro da artigiani si faccia in cantiere, dove studiamo le balle, le guardiamo, le pesiamo, le valutiamo prima di metterle in opera. Crearci un database anche di quelle, ricercare e provare soluzioni che diminuiscano la fatica senza abbassare la qualità della parete.

Ci piace lavorare sistemico, elaborare tecniche che facilitino e tengano conto dei passaggi che verranno dopo.

Ci piace condividere.

Che sia attraverso progetti europei o workshop, attraverso giornate in cantiere, è uguale.
Ci piace dare valore alle esperienze che facciamo condividendole con altri, usando il cantiere come scuola e palestra.
Ci piace che l’atto di costruire sia sociale, socievole e portatore e fondatore di momenti conviviali. Non sempre e non ovunque, ma quando possibile, alternare cantieri “tradizionali” a cantieri “sociali” ci tiene allenati sul cambiare prospettiva.

Ci piace che continuiamo a studiare, a tenerci aggiornati, a riflettere sulle esperienze che facciamo perchè nell’atto di raccontarle assumono significati e forme nuove, diverse da quando le stavamo “semplicemente” vivendo.
Ci piace mettere a sistema le nostre esperienze con quelle di altri professionisti per tenere la mente aperta, per creare nuove soluzioni, non ci importa chi fa meglio, ci importa stimolare riflessioni e costruire conoscenze, insieme.

E quindi, grazie.

A tutte le persone che abbiamo incontrato, quelle con cui abbiamo lavorato e collaborato, quelle che hanno condiviso un pezzo di questo intenso 2017 insieme a noi! Ogni incontro è stato prezioso, creativo e stimolante.
Grazie di cuore a tutti!

E buon nuovo anno di costruzioni in terra e paglia!

 

Sara